I luoghi “oscuri” del turismo: le storie e i luoghi della mafia a Palermo

Una delle imprese più ardue per una terra come la Sicilia è quella di scrollarsi di dosso uno dei più pesanti luoghi comuni che ormai stabilmente aleggiano intorno all’isola e a Palermo in primis. Suona infatti quasi grottesco il fatto che la mafia e i luoghi delle tragedie ad essa legate sono tra i principali motori di spinta per alimentare l’incoming turistico e le vacanze in Sicilia.

Piazza Marina, Palermo

Ma come si suole dire, talvolta bisogna fare di necessità virtù; tant’è, la curiositàdegli italiani e ancor più degli stranieri rimbalza tra una cattedrale di mille anni e una chiesa di 500, fino a giungere al luogo del primo omicidio di mafia a Palermo, avvenuto nell’attuale spazio occupato da Piazza Marina il 12 Marzo del 1909 ai danni del poliziotto italo americano Joe Petrosino, quando ancora l’organizzazione criminale era nota come “La Mano Nera”.

Non desta poi tanta sorpresa scoprire che una delle domande più frequenti rivolte alle guide e agli operatori del settore riguardi proprio l’origine della parola Mafia.

Sebbene ben lungi dagli attuali connotati delle organizzazioni criminiali, la parola mafia nasce in periodo angioino proprio a Palermo, in occasione delle rivolte dei vespri siciliani. Una donna, di fronte all’abominevole scena dello stupro della propria figlia per mano di un francese angioino, urlò disperata “Mia Figlia, Mia Figlia!” ma nel proprio dialetto, che corrisponde a “Ma Fia, Ma Fia!”.

Da quel tragico episodio, i briganti che desideravano fare giustizia contro il nemico oppressore francese, si riunirono sotto la denominazione di MAFIA, acronimo di Morte Ai Francesi Indipendenza Accorata.

E’ innegabile che queste storie abbiano un certo appeal presso i turisti e che riescano, ben più degli ultramoderni Villaggi Sicilia, a generare un flusso pazzesco di interesse nel visitare le tappe della nascita e dello sviluppo di quello che è stato e purtroppo è tuttora un fenomeno socio-culturale di impressionante portata.

Tuttavia resta lo sdegno e la rabbia nel vedere capolavori che rivelano storie ben più affascinanti e dai risvolti sicuramente più gradevoli, non destare la stessa attenzione di un semplicissimo campanello in via D’Amelio.

Ma le dinamiche del turismo, si sa, sono tante e spesso incomprensibili, e spesso gli operatori del settore, specie in un paese in cui il turismo è la risorsa principale, devono assecondarne le logiche. Purché le storie vengano raccontate a testa alta.

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