Come dormire in aeroporto: quello Sleepbox che arriva dalla Russia

 Vi ricordate Viktor Navorski, il cittadino di un’immaginaria nazione dell’Europa dell’est, costretto a rimanere nell’aeroporto J. F. Kennedy con un passaporto privo di validità, impossibilitato a rientrare nel suo paese e senza visto d’entrata per gli Stati Uniti? Viktor, il protagonista di The Terminal, interpretato dal grande Tom Hanks si ambienta in poco tempo e organizza la sua vita direttamente in aeroporto: impara l’inglese, fa amicizia con i dipendenti, dorme e si lava in quella realtà che per noi è solo di passaggio.

In verità rimanere per lunghe ore in aeroporto non è poi così inusuale. La disavventura di Viktor potrebbe colpire prima o dopo (se non lo ha già fatto) anche noi, magari solo per qualche ora. Scali, ritardi, perdite di voli, partenze troppo mattiniere, per le quali decidiamo di non sprecare soldi rimanendo un’altra notte in hotel: accasciati sulle nostre valigie o seduti per terra sul marmo gelido dell’aeroporto di turno, cerchiamo di schiacciare un pisolino che ci permetta di non tornare troppo straniti a casa.  Ma ora la soluzione per chi ha bisogno di un letto durante l’attesa, arriva da Mosca.

Gli architetti dello studio russo Arch Group hanno sviluppato infatti un’interessante idea, rivolta a tutti coloro che viaggiano spesso in aereo. Si chiama SleepBox ed è una cabina per aeroporti, dove i viaggiatori possono trovare ristoro. La capsula è  fornita di un letto con lenzuola che cambiano automaticamente da un viaggiatore a un altro, di prese per ricaricare i propri dispositivi elettronici, un vano comodo per i bagagli, un display LCD e addirittura il wi-fi. Della serie: non ci facciamo mancare niente. Mentre ancora si conoscono poco gli interni: la temperatura è regolabile? Ci sono coperte? Indispensabile per un relax completo sarebbe la presenza di un bagno privato, ma anche qui cala un velo di mistero (dal video non sembra ci sia).

Tornando a Viktor: cosa non avrebbe fatto per avere un design del genere, curato, lineare e funzionale, ma soprattutto adatto al contesto aeroportuale. Certo non avrebbe sofferto la durezza del pavimento e si sarebbe risparmiato le chiamate a casa dalle cabine telefoniche, però non avrebbe vissuto a pieno quell’atmosfera del via vai di chi parte e chi ritorna, i saluti degli amanti, le lacrime di gioia dei parenti quando rientrano i figli, quei sapori di altre culture che si mischiano con la tua, gli odori dei sandwich finti..

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1 comment

  1. Caroline

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