Dormire in un faro. La Sardegna valorizza le vecchie torri di segnalazione

Scrutare l’orizzonte da finestre a strapiombo sul mare lasciandosi cullare dallo scroscio imponente delle onde che risvergliano i nostri desideri sopiti. Il silenzio, la luna che sorge e si riflette sull’acqua, la natura come unica compagna di viaggio.

Diventare una notte guardiano di un faro è un immagine che da sempre ha affascianato viaggiatori e turisti. Il desiderio di estranearsi dalla realtà vivendo qualche giorno di assoluto silenzio senza cedere al passo ritmatico dei tempi della città.

Tutto questo sarà ora possibile con “SardegnaFari” il progetto dell’Agenzia di Conservatoria delle coste e degli assessorati degli Enti Locali della Regione insieme al Fai, WWf e Legambiente. L’obiettivo è recuperare le strutture abbandonate da anni (circa 40) dislocate lungo tutta l’isola, per reinserirle nel patrimonio storico sardo.

Tra le soluzioni proposte c’è quella di far rivivere l’esperienza dei guardiani del faro: mangiare e dormire all’interno e assaporare l’identità perdutà di un mestiere orami dimenticato nel tempo.

Si va dai venti posti letto del Vecchio Faro di Razzli, sulla Maddalena, alle tre stanze di altri fari più piccoli. Il faro accesibile gia da questa estate sarà quello di Torregrande, Oristano che farà da apripista ai successivi interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza della “case-vacanze” a picco sul mare.

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Per rimanere aggiornati sui futuri sviluppi consigliamo Sardegnafari.wordpress.com il blog ufficiale dove poter fare la propria proposta per l’utilizzo delle strutture dismesse.

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