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panorama pizzo calabria

Com’è fatto il Tartufo di Pizzo e dove mangiarlo

C’è un motivo se appena dici “Tartufo di Pizzo” a qualcuno del Sud Italia, ti risponde con un sorriso sognante. No, non stiamo parlando del fungo prezioso delle Langhe, ma di un capolavoro di gelateria che nasce a Pizzo (o u Pìzzu in calabrese), un piccolo borgo in provincia di Vibo Valentia, famoso per il mare cristallino, i vicoli panoramici e questo mitico dolce freddo.

Ti racconto la mia esperienza: una sera d’agosto, passeggiando per il centro storico di Pizzo, vedo una fila lunghissima davanti a una gelateria. “Deve essere roba seria”, penso. E avevo ragione. Quel primo assaggio di Tartufo è stato puro amore. Una pallina che sembra semplice, ma dentro nasconde un cuore di cioccolato fuso, un’esplosione di gusto che ancora oggi, solo a ripensarci, mi fa venire l’acquolina in bocca.

Se hai in programma una vacanza in Calabria (e se non ce l’hai, forse è il momento di pensarci), non puoi perderti questa delizia. In questo articolo ti racconto come è fatto il Tartufo di Pizzo, qual è la sua storia, dove mangiarlo, chi l’ha inventato e ovviamente la ricetta per provare a farlo a casa (spoiler: non è facilissimo, ma si può fare).

Come è fatto il Tartufo di Pizzo?

tartufo di pizzo
Il nostro Tartufo di Pizzo

Il Tartufo di Pizzo è una di quelle cose che, una volta assaggiate, ti fanno pensare: “Ma perché non ne ho mangiati prima almeno dieci?”. A prima vista potrebbe sembrare solo una pallina di gelato, ma fidati: è molto di più.

Si presenta come una semisfera imperfetta di gelato alla nocciola, modellata completamente a mano, nel palmo, come si faceva una volta. Dentro, però, nasconde un segreto goloso: un cuore di cioccolato fondente fuso, che crea un contrasto pazzesco con la parte esterna fredda. Una volta chiuso, il tutto viene spolverato con cacao amaro in polvere e spesso anche con un velo di zucchero. Non serve altro per creare una magia.

La lavorazione non è semplice come si potrebbe pensare. È una vera arte, tramandata da generazioni di gelatieri pizzitani. Il tartufo viene modellato manualmente per ottenere una forma semisferica leggermente irregolare, proprio come prevede il Disciplinare di Produzione, che definisce ogni dettaglio per garantire l’autenticità del prodotto.

Dimensioni e ingredienti del tartufo di Pizzo

pizzo calabro
Il panorama dalla terrazza principale di Pizzo

Qualche dato tecnico, per i più precisi: la semisfera deve avere un diametro tra i 4 e i 6 cm e un peso che varia dai 120 ai 200 grammi. Il colore? Deve essere marrone scuro, grazie al cacao e alla base di gelato al cioccolato e nocciola. La consistenza è vellutata e cremosa, e il ripieno semifluido ha un aspetto lucido e irresistibile.

Gli ingredienti autorizzati per la versione originale sono pochi, ma buoni: gelato alla nocciola, gelato al cioccolato, cacao in polvere e un composto cremoso al cacao per il ripieno. In alcune versioni tradizionali si può trovare anche una ciliegia sciroppata al centro o una leggera aggiunta di zucchero semolato mescolato con il cacao per esaltarne il gusto.

Ovviamente, col passare del tempo sono nate tantissime varianti – tipo il tartufo di Pizzo calabro al pistacchio, che meriterebbe un capitolo a parte – ma l’originale resta un capolavoro di equilibrio tra dolcezza, cremosità e intensità.

Insomma, non è solo un gelato: è un patrimonio di tradizione e gusto, un simbolo di Pizzo Calabro e un’esperienza che ogni amante dei dolci dovrebbe vivere almeno una volta nella vita.

Storia e origini del tartufo di Pizzo

centro storico pizzo
il centro storico di Pizzo

Ogni leggenda che si rispetti ha un’origine affascinante e quella del Tartufo di Pizzo non fa eccezione. Ti sorprenderà sapere che uno dei gelati più iconici d’Italia è nato… per errore! Ma partiamo dall’inizio.

Siamo a Pizzo Calabro (come spesso erroneamente viene chiamato il borgo), negli anni ‘40. Un signore di nome Dante Veronelli, pasticciere milanese con l’amore per il Sud, acquista il “Gran Bar Excelsior” da un certo Pasquale Jennarelli, un napitino doc (così si chiamano gli abitanti di Pizzo). Poco dopo, il locale cambia nome diventando la Gelateria Dante, in omaggio al suo primo proprietario.

Per portare avanti l’attività, Veronelli si affida alla maestria di un giovane pasticciere siciliano, Giuseppe De Maria, meglio conosciuto in paese come Don Pippo. Sarà proprio lui a scrivere, inconsapevolmente, la prima pagina della storia del Tartufo di Pizzo Calabro.

Intorno al 1952, durante i preparativi di un matrimonio, accade l’imprevisto: gli stampi per il gelato erano finiti. Panico? Macché! Don Pippo, con uno spirito pratico tutto meridionale, improvvisa: prende una pallina di gelato alla nocciola, ci mette sopra uno strato di gelato al cioccolato, infila al centro un po’ di cioccolato fuso, e modella il tutto nel palmo della mano, avvolgendolo poi in un foglio di carta zuccherata. 

Un gesto semplice, ma geniale. Dopo qualche ora in congelatore, ecco la magia: era nato il primo Tartufo, così chiamato per la sua forma irregolare e il colore simile a quello del celebre fungo.

La notizia corre veloce tra i vicoli di Pizzo, e il dolce conquista subito tutti. Il resto, come si dice, è storia.

Negli anni successivi, due giovani camerieri della Gelateria Dante, i fratelli Giorgio e Gaetano Di Iorgi, iniziano ad apprendere l’arte del gelato proprio da Don Pippo. Quando quest’ultimo va in pensione, nel 1965, Giorgio rileva la Gelateria Dante, mentre Gaetano apre il proprio locale di fronte, il mitico Bar Ercole, insieme al fratello Antonio. E così nasce la storica rivalità (amichevole, eh!) tra due templi del tartufo di Pizzo che dura ancora oggi.

C’è una precisazione importante da fare: anche se spesso si sente dire il contrario, il Tartufo di Pizzo non ha una certificazione IGP o DOP a livello europeo. Tuttavia, è stato riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.) dal Ministero delle Politiche Agricole, un titolo che premia l’unicità e la tradizione tramandata nel tempo.

Quindi, la prossima volta che gusti un Tartufo di Pizzo Calabro, ricorda che non stai solo mangiando un gelato: stai assaporando una fetta autentica di storia calabrese, fatta di creatività, artigianalità e quel pizzico di fortuna che spesso accompagna le grandi invenzioni.

Ricetta del tartufo di Pizzo

piazza principale di pizzo
La piazza principale di Pizzo dove trovare molte gelaterie

Preparare un vero Tartufo di Pizzo a casa non è una passeggiata, ma è possibile – almeno per avvicinarsi un po’ alla magia di quello originale. La ricetta autentica è talmente importante che è stata persino pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e definita nel disciplinare dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.), a conferma della sua unicità e del legame indissolubile con Pizzo Calabro.

Gli ingredienti fondamentali

La versione originale prevede l’uso di gelato alla nocciola, gelato al cioccolato, un ripieno cremoso di cacao e per la finitura cacao amaro in polvere. A questi si può aggiungere, opzionalmente, una ciliegia sciroppata all’interno e una spolverata di zucchero semolato mescolato al cacao per l’infarinatura finale.

Sono tassativamente vietati:

  • coloranti e conservanti (sia naturali che artificiali),
  • grassi vegetali aggiunti (eccezion fatta per quelli già presenti negli ingredienti naturali),
  • latte in polvere o concentrato,
  • e qualsiasi prodotto OGM.

Come si prepara il tartufo di Pizzo a casa

blogger a pizzo
Un blogger felice a Pizzo

Tutto parte da una miscela base, da cui si ottengono sia il gelato alla nocciola che quello al cioccolato. Ecco cosa serve per la base:

  • 1 litro di latte intero (fresco o UHT),
  • 230-320 g di zucchero (saccarosio),
  • 50-70 g di destrosio,
  • 40-50 g di tuorlo d’uovo fresco,
  • una scorza di limone per dare profumo.

Per il gelato al cioccolato, si aggiungono 100-120 g di cacao amaro in polvere (con gradazione 20-22% o 22-24%) e facoltativamente vaniglia naturale o cannella.

Per il gelato alla nocciola, si arricchisce la base con 100-140 g di pasta di nocciola pura al 100%, senza zuccheri o grassi aggiunti.

La miscela viene portata a una temperatura tra 65° e 85°C, poi fatta raffreddare in un pastorizzatore fino a raggiungere i 2-4°C e infine mantecata per ottenere la giusta consistenza (tra 8° e 12°C). Una volta pronto, il gelato va conservato a -18°C. Niente aria insufflata, niente addensanti industriali: il gelato è artigianale al 100%.

Il cuore di cacao

Il cuore cremoso del tartufo è una vera delizia. Si ottiene così:

  • 200-250 g di cacao amaro in polvere (22-24%),
  • 250-300 cl di acqua,
  • 400-500 g di zucchero,
  • 30-50 g di destrosio.

Si mescolano in un pentolino (meglio se in acciaio inox) e si cuoce il tutto fino a raggiungere 80°-100°C. Una volta pronto, il composto viene fatto raffreddare a temperatura ambiente.

L’assemblaggio del Tartufo di Pizzo

Ora arriva la parte più “artistica”. Il gelato viene lavorato rigorosamente a mano o con l’aiuto di un porzionatore. Si fa così:

  1. Si formano due strati: uno di 50-70 g di gelato al cioccolato e uno di 50-70 g di gelato alla nocciola.
  2. Al centro si pratica un piccolo incavo (diametro 2-3 cm).
  3. Qui si versa il ripieno al cacao (15-20 g) e, se vuoi seguire la tradizione, una ciliegia sciroppata.
  4. Si richiude il tutto e si modella con le mani la classica semisfera irregolare.
  5. Il tartufo viene poi avvolto nella carta pergamena per alimenti, tipo quella da zucchero e lasciato in abbattitore o congelatore fino a raggiungere una temperatura tra –18°C e –20°C.
  6. Al momento del servizio, si rotola nella polvere di cacao, oppure in una miscela di cacao e zucchero semolato in parti uguali, per dare quel tocco in più.

Quanto dura il tartufo di Pizzo?

Se ben conservato nel freezer, il Tartufo di Pizzo Calabro può mantenere intatte le sue caratteristiche fino a un anno, ma fidati: non durerà così tanto una volta scoperto!

È importante sapere che, secondo il disciplinare, la fase finale della produzione può avvenire solo nel territorio comunale di Pizzo. Questo garantisce che il prodotto sia davvero legato al luogo in cui è nato, mantenendone intatta l’identità.

Questa è la ricetta autentica del tartufo di Pizzo, quella codificata e protetta. Non è una semplice combinazione di gelati, ma una vera espressione dell’arte dolciaria calabrese. E anche se ne esistono oggi varianti con pistacchio, nocciola croccante, cocco e perfino crema di liquore, l’originale resta un pezzo unico, inimitabile.

Hai già l’acquolina in bocca? Aspetta di scoprire dove mangiarlo a Pizzo… perché la teoria è affascinante, ma il gusto è tutta un’altra storia.

Dove mangiare il tartufo a Pizzo

negozio dolci pizzo
Preparazione torrone

Ora che sei pronto a vivere l’esperienza più golosa della tua vacanza calabrese, arriva la domanda da un milione di calorie: dove mangiare il miglior tartufo a Pizzo? Sappi che il centro storico del borgo è pieno di gelaterie che propongono questa specialità, ma alcune hanno fatto la storia

Ti porto con me in un mini tour, partendo proprio da chi ha dato vita al mito.

1. Gelateria Dante

È da qui che tutto è iniziato. La Gelateria Dante, rilevata nel dopoguerra dal mitico Don Pippo (Giuseppe De Maria), è considerata la culla del tartufo di Pizzo. Fu proprio tra queste mura che, per una felice casualità, nacque il primo tartufo come lo conosciamo oggi. Ancora oggi si può assaporare il gusto autentico e artigianale, preparato secondo le regole tramandate da generazioni. Se vuoi vivere la storia… comincia da qui.

Qui trovi il sito della gelateria Dante.

2. Bar Gelateria Ercole

Proprio di fronte alla Gelateria Dante, trovi il Bar Ercole, altra colonna portante della tradizione pizzitana. Fondato nel 1965 da Gaetano Di Iorgi, uno degli allievi di Don Pippo, è noto per aver contribuito alla diffusione e all’evoluzione del tartufo. 

Qui il prodotto è ancora oggi fatto a mano, con la stessa cura e passione di una volta. C’è chi dice che il tartufo del Bar Ercole sia il più buono in assoluto. Spoiler: io li ho assaggiati entrambi e… non ho ancora deciso. Quindi? Tocca provarli tutti!

Sito ufficiale della gelateria Ercole

3. Gelateria Enrico

Un altro nome che negli ultimi anni è diventato sinonimo di eccellenza. La Gelateria Enrico – Tartufo di Pizzo è una delle più recensite online, sempre affollata da chi è in cerca del tartufo “fatto come una volta”. L’atmosfera è moderna ma il rispetto per la ricetta tradizionale è sacro. Qui trovi anche varianti creative, come il tartufo alla Nutella o quello al pistacchio, senza mai perdere di vista la qualità.

Scopri di più sulla gelateria Enrico

4. Altre gelaterie nel centro storico

Pizzo è un piccolo paradiso per chi ama il gelato artigianale. Passeggiando tra le viuzze del centro ti imbatterai in tante gelaterie locali, tutte con la loro personale interpretazione del tartufo: chi lo propone con cioccolato bianco, chi con granella di nocciole, chi addirittura in versione semifreddo da tagliare a fette. L’importante è che riportino la denominazione “Tartufo di Pizzo” e che siano realmente prodotti all’interno del territorio comunale, come vuole il disciplinare.

Sagra del tartufo di Pizzo

Se sei fortunato a visitare il paese in estate, potresti imbatterti nella famosissima sagra del tartufo di Pizzo, che si tiene solitamente a luglio o agosto. In piazza si radunano le migliori gelaterie, pronte a far degustare le loro specialità a centinaia di visitatori. 

È il momento perfetto per assaggiare più versioni, scoprire nuovi gusti e vivere la tradizione in un’atmosfera festosa.

Hai quindi capito dove mangiare il tartufo a Pizzo? La risposta è: un po’ ovunque, ma se vuoi davvero onorare la storia di questo capolavoro gelatiero, non perdere l’occasione di fare tappa nelle due gelaterie storiche da cui tutto è partito. Un viaggio nei sapori che è anche un viaggio nel tempo.

E se proprio non puoi andarci subito, puoi sempre cercare online “tartufo di Pizzo dove comprarlo”: alcune gelaterie offrono la spedizione refrigerata. Ma te lo dico da amico: quello mangiato davanti al mare di Pizzo, non lo batte nessuno.

Stefano Tocci

Viaggiatore per diletto, turista all'occorrenza e travel blogger per passione. Amo scrivere, viaggiare e fissare su pellicola gli istanti di viaggio.

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